Armistizio di Cassibile
Modestia e ritrosia
Un
telegramma
di conferma fu
inviato agli
Alleati; in esso
si preannunciava
anche
l'imminente
invio del
generale
Castellano. Il
telegramma fu
intercettato
dalle forze
tedesche in
Italia che, già
in sospetto di
una simile
possibile
soluzione,
presero a
tampinare,
attraverso il
comandante della
piazza di Roma,
Badoglio: questi
enfaticamente
spese molte
volte il
giuramento e
la parola d'onore
del generale più
medagliato
d'Italia per
smentire
qualsiasi
rapporto con gli
americani, ma in
Germania
cominciarono ad
organizzare
delle
contromisure.
Il 2 settembre Castellano ripartì per Cassibile, per dichiarare l'accettazione da parte italiana del testo dell'armistizio; non aveva tuttavia con sé alcuna autorizzazione scritta a firmare. Badoglio, che non gradiva affatto che il suo nome fosse in qualche modo legato alla sconfitta, cercava di apparire il meno possibile e non gli aveva fornito deleghe per la firma, auspicando evidentemente che gli Alleati non pretendessero altri impegni scritti oltre al telegramma spedito il giorno precedente.
Castellano sottoscrisse il testo di un telegramma da inviare a Roma, redatto dal generale Bedell Smith, in cui si richiedevano le credenziali del generale, cioé l'autorizzazione a firmare l'armistizio per conto di Badoglio, che non avrebbe più potuto evitare il coinvolgimento del suo nome; si precisò che, senza tale firma, si sarebbe prodotta l'immediata rottura delle trattative. Ciò, naturalmente, perché in assenza di un accredito ufficiale, la firma di Castellano avrebbe impegnato solo lo stesso generale, certo non il governo italiano. Nessuna risposta pervenne tuttavia da Roma: gli emissari italiani furono costretti ad attendere fino al pomeriggio del giorno successivo un telegramma di Badoglio che finalmente concesse a Castellano l'autorizzazione a firmare.
Nella prima mattinata del 3 settembre Castellano inviò un secondo telegramma a Badoglio, il quale questa volta rispose quasi subito con un radiogramma in cui chiarì che il testo del telegramma del 1 settembre era già una implicita accettazione delle condizioni di armistizio poste dagli Alleati.
Continuava comunque a mancare una delega a firmare: si dovette attendere un ulteriore telegramma di Badoglio, pervenuto solo alle 16,30, che finalmente conteneva una esplicita autorizzazione a firmare il testo dell'armistizio per conto di Badoglio e che informava che la dichiarazione di autorizzazione era stata depositata presso l'ambasciatore inglese in Vaticano D'Arcy Osborne.
A quel punto si procedette alla firma del testo dell'armistizio 'breve'.


IL TRATTATO ORIGINALE si possono notare le firme di Castellano e B.Smith
Le firme
L'operazione ebbe inizio intorno alle 17: apposero la loro firma Castellano, a nome di Badoglio, e Bedell Smith, a nome di Eisenhower. Alle 17,30 il testo risultava firmato. Fu allora bloccata in extremis dal generale Eisenhower la partenza di cinquecento aerei già in procinto di decollare per una missione di bombardamento su Roma, minaccia che aveva corroborato lo sveltimento delle ritrosie di Badoglio e che senza molto dubbio sarebbe stata attuata se la firma fosse saltata.
Harold Macmillan, il ministro inglese distaccato presso il quartier generale di Eisenhower, informò subito Churchill che l'armistizio era stato firmato "[...] senza emendamenti di alcun genere".
A Castellano furono solo allora sottoposte le clausole contenute nel testo dell'armistizio 'lungo', già presentate invece a suo tempo dall'ambasciatore Campbell al generale Zanussi, anch'egli presente a Cassibile già dal 31 agosto, che tuttavia, per ragioni non chiare, aveva omesso di informarne il collega. Bedell Smith sottolineò che le clausole aggiuntive contenute nel testo dell'armistizio "lungo" avevano tuttavia un valore dipendente dalla effettiva collaborazione italiana alla guerra contro i tedeschi.
Nel pomeriggio dello stesso 3 settembre Badoglio si riunì con i ministri della Marina, De Courten, dell'Aeronautica, Sandalli, della Guerra, Sorice, presenti il generale Ambrosio e il ministro della Real Casa Acquarone: non fece cenno alla firma dell'armistizio, riferendosi semplicemente a trattative in corso.
Fornì invece indicazioni sulle operazioni previste dagli Alleati; in particolare, nel corso di tale riunione, avrebbe fatto cenno allo sbarco in Calabria, ad uno sbarco di ben maggiore rilievo atteso nei pressi di Napoli ed all'azione di una divisione di paracadutisti alleati a Roma, che sarebbe stata supportata dalle divisioni italiane in città perché ormai l'Italia avrebbe agevolato gli alleati.
Nelle prime ore del mattino, dopo un bombardamento aeronavale alleato delle coste calabresi, ebbe inizio fra Villa San Giovanni e Reggio Calabria lo sbarco di soldati della 1ª Divisione canadese e di reparti inglesi; si trattò di un imponente diversivo per concentrare l'attenzione dei tedeschi molto a sud di Salerno, dove avrebbe avuto invece luogo lo sbarco principale.
L'armistizio fu reso pubblico l'8 settembre, senza che i comandi dell'esercito italiano ricevessero ordini su quale atteggiamento tenere nei confronti dei tedeschi.
Nello stesso giorno, il re e Badoglio fuggirono da Roma rifugiandosi presso gli alleati, azione che causò il definitivo sbandamento dell'esercito italiano, ciò che facilitò ai tedeschi (già preparati all'evenienza) il compito di occupare, senza incontrare grande resistenza, tutta la parte dell'Italia non ancora occupata dagli alleati.

